Star bene, vivere meglio. Sinergie, luoghi comuni e falsa scienza
Performance Engineer

Uno degli aspetti più importanti per capire cosa avviene delle sostanze che mangiamo, cioè cosa ne faccia l'organismo, è legato alle modalità di scissione dei vari nutrienti complessi nel tratto digestivo.
Si tratta di un processo di cui, inevitabilmente, si perde traccia quando si cerca di ricostruire in reattore ("in provetta") i processi fisiologici.
Cosa fa, infatti, lo scienziato che studia la digestione? Ad esempio può prendere una sostanza, scioglierla in acido cloridrico, ed analizzare le molecole risultanti. Ma otterrà dei risultati utili a capire le qualità di quel cibo?
Immaginiamo una sostanza complessa (del riso, del pollo, una foglia di insalata...) come una complicata matassa di catena, con gli anelli di diverso colore, forma e diametro. Immaginiamo, anche, che da molti di questi anelli partano delle catene laterali, di varia lunghezza e complessità.Cosa vediamo in provetta dopo la simulazione di un processo digestivo? Quasi sempre piccole catene di pochi anelli, o anelli singoli. Cioè, i mattoni fondamentali costituenti "il cibo". In questo modo spesso non si nota alcuna differenza tra un pezzo di pollo ed un pezzo di gallina, ad esempio.
La sto mettendo giù molto semplice, forse troppo, ma la cosa importante è capire che nel corpo umano non accade nulla del genere: perché le varie catenelle ed anelli singoli non hanno solo la tendenza a separarsi, ma anche a riaggregarsi: e non si riaggregano mai nella loro forma originale.
Il sistema digerente (circolo sanguigno incluso!) è una fucina di molecole, anche di grande complessità. Idroglucidi, peptoni, glicoproteine, aggregati più stabili o volatili che si mescolano in un'orgia gioiosa in cui prevalgono le leggi della chimica, dell'elettromagnetismo, delle affinità polari, le individualità della persona... A seconda di quello che abbiamo mangiato nei pasti precedenti, e di come stiamo al momento, cambiano infatti le reazioni fisiochimiche del corpo, e di conseguenza i sottoprodotti di questa reazione.
Due tessuti (ad esempio gamberetto e sarago) possono rilasciare catene proteiche molto simili, che però avranno la tendenza a spezzarsi in punti diversi, e quindi a produrre sottoprodotti completamente diversi tra loro che tenderanno, per forza di cose, a legarsi col resto dell'ambiente in modi diversi.
Anche la stabilità delle catenelle non è costante, ma dipende dalla loro origine.
Come si intuisce a questo punto, anche la combinazione delle diverse tipologie di cibo che possiamo introdurre in un singolo pasto determina risultati combinatori diversi.
Un ultimo punto che vorrei sottolineare oggi - e che spesso sfugge - è che le sostanze non sono mai "libere" in un alimento, ma associate ad altro: un minerale può ad esempio essere associato ad uno zucchero in un tipo di tessuto, e ad un altro - o ad una proteina - in un tessuto differente. Se il legame tra le due parti è forte queste tenderanno a restare unite - a viaggiare insieme - per molto tempo, con tutta una seie di potenzialità riaggregative. Se il loro legame è debole, o se una qualche altra sostanza proveniente da un altro cibo tende ad intrufolarsi tra le due, rompendone la relazione, si separeranno presto ed i loro destini saranno molto differenti. Risultato? Le possibilità di azione di una stessa sostanza proveniente da due fonti diverse sono - o possono essere - del tutto diverse.
Come può influenzare la nostra salute questo affascinante processo? Questo modello ci offre una visione della nutrizione nella quale ogni cibo mantiene proprie specifiche caratteristiche. Ecco che il calcio del latte interagisce con le ossa in modo completamente diverso dal calcio della verza o del sesamo.
Capite bene che per fare scienza nutrizionale seria è necessario utilizzare modelli di analisi che prevedono, comprendono ed interpretano queste dinamiche. Ecco il motivo per il quale la semplice analisi in reattore della composizione di un alimento non dà informazioni utili: inutile bere latte per rafforzare le ossa, inutile mangiare carne e pesce - o carne e formaggio, o carne ed uova - nello stesso pasto tentando di aumentare l'apporto di aminoacidi...
Esistono, quindi, differenze sostanziali tra un cibo ed un altro, anche a parità di "composizione". Senza entrare nello specifico di ciascun alimento cercheremo nei prossimi post di tracciare una mappa di orientamento che ci permetta di operare delle scelte strategiche intelligenti. Buon appetito a tutti!
Image courtesy ecoalfabeta.blogosfere.it
Che la ricerca in italia sia un disastro è risaputo, invito anche a vedere il documentario "w la ricerca"
Fossi un ricercatore comunque non starei di certo ad aggiornarmi guardando la televisione
Riguardo al post 15?
Grazie a Luigi Gallo di Protonutrizione per il suo intervento puntuale e cortese.
Purtroppo chi è nella Ricerca sa bene che i toni declamatori che si sentono in TV sulla Ricerca (soprattutto italiana) italiana sono del tutto fuori luogo... Anche dove funziona, poi, la Ricerca è un modo per fare soldi, e funziona nel complesso come una qualsiasi azienda il cui fine è massimizzare il profitto.
Esistono naturalmente delle realtà diverse, peraltro molto rare.
Invito anche, chi sia interessato, a leggere questo post: http://wellnesseperformance.blogosfere.it/2007/03/la-ricerca-scientifica-in-italia-unintervista-shock.html
Gianfranco Di Mare
"...la Ricerca macina se stessa, oggi si dimostra una cosa e domani un'altra, opposta. [...] molte ricerche sono truccate, specie quando commissionate da un ente privato. Addirittura, a volte vengono publicati dei dati fasulli [...]." (commento n.14)
Sono pienamente d'accordo con Gianfranco Di Mare e ho dedicato anche più di un post (es. qui) all'argomento. Proprio oggi leggevo una recente ricerca che, smentendo gli studi ufficiali di questi ultimi anni, rivaluta gli integratori di vitamine (per chi fosse interessato trova la traduzione dei punti principali dello studio qui). Non voglio dubitare in questo caso della buona fede, ma mi chiedo: cosa verrà fuori da nuove "ricerche" domani? Quali sono gli interessi da difendere? Un colpo al cerchio e uno alla botte? Anche il mercato degli integratori è cospicuo, oltre a quello dei farmaci...
Questo ovviamente non vuol dire che non esistano ricercatori onesti e studi ben condotti, occorre saper discriminare (vedi i punti proposti da Magne Nylenna e Sigmund Simonsen nel post citato).
LG
Son capitato adesso per caso sul sito del tuo amico albanesi, pagina sull'integrazione vitaminica: http://www.albanesi.it/Alimentazione/integratorevitam.htm
da leggere tutta, soffermandosi sul punto 4 "Le vitamine non fanno nulla" (no, leggete il testo, la conclusione a cui arriva non corrisponde al titolo del punto 4).
Il sito di roberto albanesi lo conosco ed è interessante, anche se a volte mi vengono dei dubbi visto che nemmeno lui pubblica le fonti di certe affermazioni. E non è nemmeno un patologo, un fisiologo o clinico quindi... su internet c'è molto ma non tutto, e non essendo del settore più di tanto non può dire senza che nemmeno mi porta poi le fonti. Se mi avesse accompagnato passo a passo tra i suoi ragionamenti non avrei nessun dubbio su di lui. se veramente mi ha fatto la faticaccia di leggere centinaia di studi per poi riportare le sue conclusioni, avrebbe potuto a quel punto riportare qualche link sul suo percorso di ricerca.
La pseudoricerca pirati e inquinamento da te postata la conosco, tramite il sito di albanesi, riletta quando l'hai postata tu a suo tempo su questo blog e te l'ho linkata pure io nel post #12, perchè l'hai ripostata? leggili dall'inizio alla fine i miei commenti sennò finiamo per ripetere le stesse cose :P
Stessa cosa per quanto riguarda il latte, ho già scritto che non metto in dubbio quello che hai detto, qui ti posso credere perchè avevo già letto un dossier dal sito della Società scientifica di nutrizione vegetariana (che ha il "brutto" vizio di pubblicare le fonti di quello che afferma).
Per quanto riguarda le ricerche con dati fasulli, come ti ho scritto in #12 è per questo che esistono strumenti come pubmed, per permettere di ricercare tra studi pubblicati solo su prestigiose riviste scientifiche, no? Secondo te vengono pubblicate pure lì certe castonerie per interessi economici? Allora forse non ce ne sarà nessuna che difenda una dieta vegetariana, considerate le finanze dell'industria della carne. ho molti dubbi su questo..
L'omeopata mi può fornire anche 3000 studi, ma se poi scopro che sono pubblicati solo su donna moderna, allora no, l'omeopatia non è scientificamente provata. Un solo studio pubblicato su una rivista scientifica internazionale vince su 100 studi pubblicati sulla rivista di pinco pallino
Dici: "Il fatto che nutrirsi di pillole non funziona è ormai abbondantemente condiviso dalla comunità scientifica" e mi viene da pensare: nella comunità scientifica io penso che vengano condivisi studi, non pensieri basati sul nulla. Quindi o non è un concetto condiviso, o qualcuno ha fatto sparire le ricerche che la comunità scientifica condivideva. Esempio: IPCC (intergovernmental panel on climate change: la maggioranza della comunità scientifica è d'accordo circa l'influenza antropologica nei cambiamenti climatici: hanno di conseguenza sfornato un rapporto di più di 1000 pagine, riassunte in 23. Questo è il mio concetto di condividere qualcosa di provato.
(e comunque perchè mi dai ancora il link del post della pillola dell'astronauta? se ne sono a conoscenza tramite il tuo sito significa che l'ho letto, e infatti son qui a esprimere dubbi.
dici: "Fortunatamente sempre più nutrizionisti e medici stanno cominciando a dire che non è la stessa cosa prendere una vitamina da una verdura o da una capsula. " ok, e dove sono questi medici e nutrizionisti? gli studi su cui basano le loro affermazioni?
Che Caterina Canavese di elisir suggerisce, ad un papà di una figlia a cui non piacciono le verdure, che sarebbe preferibile trovare le verdure che incontrano i suoi gusti, dice tutto e niente: non ha mica detto che le vitamine di sintesi siano peggiori e inefficaci rispetto a quelle contenute nelle verdure. Magari quando ha risposto aveva in mente le fibre, così ha risposto "meglio le verdure", temendo che iniziando un'integrazione vitaminica le fibre nel regime alimentare della ragazza sparissero.
Risposta per Roberto:
Ho specificato la vocazione terapeutica, didattica e formativa di Reiner Pharma perché mi sembra invece importante. Io percepisco uno che fabbrica "cose" e le vende, e ci fa ricerche attorno, molto diversamente da uno che per mestiere cura i pazienti in prima persona, e inoltre fabbrica conoscenza (e la vende). Magari è solo un mio punto di vista, ma ho voluto precisarlo. Mentre è del tutto comune gonfiare, alterare o falsificare del tutti i risultati delle ricerche in campo farmacologico (soprattutto in termini di controindicazioni, effetti collaterali, effettive indicazioni terapeutiche), è molto meno comune che un medico applichi in malafede protocolli inefficaci ai propri pazienti, o li insegni ai suoi allievi.
A proposito, conosco bene pubmed e medline, ma mi sfuggiva l'acronimo... :-) Conosco anche Roberto Albanesi, col quale sono in contatto epistolare. Apprezzo la sua schiettezza.
Riguardo le cose "scientificamente dimostrate", si tratta a mio parere di un concetto molto delicato: la Ricerca macina se stessa, oggi si dimostra una cosa e domani un'altra, opposta. E non è solo un fatto di evoluzione continua, è che molte ricerche sono truccate, specie quando commissionate da un ente privato. Addirittura, a volte vengono publicati dei dati fasulli solo perché non si ha il tempo /le risorse per fare gli esperimenti veri, o perchè il committente spinge perché emergano certi risultati. Ad esempio, c'è chi sostiene (ed io sono tra questi) che nessun prodotto omeopatico ha mai superato il placebo in un doppio cieco "serio"; ma se lo dici ad un omeopata ti sommergerà di tabelle e cifre, con tanto di carta intestata di prestigiose Università americane ed europee, che "dimostrano" l'efficacia dell'acqua distillata nel curare svariate patologie. Ovvio poi che qualcuno guarisce: per certe patologie (alcune emicranie ad esempio, l'asma...) il placebo può arrivare al 18-20%! Quindi l'omeopatia è scientificamente dimostrata?
Io mi fido degli ambienti che ritengo affidabili. Come professionista e terapeuta mi sento tenuto ad esprimere divulgativamente il mio pensiero, ma - come ho detto più volte - non mi aspetto di essere "creduto" (?) da tutti: anzi, è meglio che ognuno sviluppi propri pensieri sulle cose, e si senta vicino a chi percepisce affidabile. Non mi offende quindi la tua posizione :-).
Il fatto che nutrirsi di pillole non funziona è ormai abbondantemente condiviso dalla comunità scientifica. W&P ha pubblicato alcuni accenni al dibattito, ad esempio in http://wellnesseperformance.blogosfere.it/2006/02/la-bufala-delle.html
Devi comprendere che non esistono solo i ricercatori, ma esistono anche i patologi, i fisiologi, i clinici. "La Scienza" non è una società privata, con un proprio ufficio stampa, né una casa editrice. "La Scienza" non esiste. Non c'è coerenza di azione, e spesso i laboratori si scannano tra di loro per avere la priorità su una pubblicazione o un risultato. È una sporca guerra, insomma. Non tutti pubblicano, non tutto viene pubblicato, e molti clinici si limitano ad adoperare nella pratica professionale quello che imparano nel corso della propria vita. Quindi non tutte le verità sono scritte in Rete, e non è Verità tutto quello che è scritto in Rete o publicato sule prestigiose riviste (che non possono, ovviamente, pretendere di ripetere gli esperimenti per validarli ma si limitano a considerare la "serietà" del ricercatore che publica). Trai le conseguenze.
Personalmente, grazie ai medici della mia Scuola (che sono stati tanti negli anni, soprattutto in Cina, dove quando fanno una statistica non prendono cinquanta volontari per tre mesi come facciamo noi, ma prendono cinquemila pazienti e li trattano d'ufficio per sei anni: e lo fanno da cinquemila anni) ho migliaia di riscontri basati su esperienze cliniche dirette e indirette, analisi razionali, biologia molecolare. I dati e le informazioni che utilizzo come terapeuta appaiono ai miei occhi fondati, razionali e del tutto coerenti.
Sono questi i pattern cui mi riferisco: frazioni di tendenza azione/reazione/azione che si ripetono a meno che non intervengano altre cause, azioni e reazioni. Se prendi abbastanza saccarosio a digiuno, la glicemia scende; questo, ad esempio, è un pattern. Se sei MOLTO a digiuno (patologicamente), o durante un'attività fisica, la glicemia sale, o non scende. Questo è un altro pattern.
Un'ultima considerazione sul "progetto genoma" & affini: quel progetto è diventato realtà perché gli americano stanno correndo ad accaparrarsi (brevettandoli) frammenti di genoma e loro varianti: le grandi aziende farmacologiche stanno spingendo perché la giurisprudenza renda legale e normale questa svolta epocale. Non sorprende, quindi, che il progetto stia andando avanti come un treno: gli interessi in gioco sono immensi. Se domani chiederai un innesto di genoma per curarti da una tendenza familiare al cancro al colon, dovrai pagare un signore da qualche parte non per l'operazione, ma per la possibilità che sia operata una variazione sul tuo DNA. Un po' come quando ascolti una canzone alla radio, e l'emittende deve pagare la casa discografica.
Del calcio del latte, invece, non si è mai saputo granché (nonostante a fine anni '70 la cosa fosse già chiarissima a molti) perché non conveniva a nessuno: la ricerca non si poteva vendere, non c'era da inventare un "latte osseo" (nessuno sapeva come farlo) ed al contrario c'erano forti interessi da parte dell'industria lattea e casearia. Nel mondo le cose "grosse" si fanno se convengono a qualcuno, mentre se sconvengono a qualcuno di grosso semplicemente "si terminano". Attento, quindi, alle "dimostrazioni scientifiche". Ricorda che, con le opportune condizioni al contorno, si può dimostrare qualsiasi cosa. Se conosci Albanesi non ti sarà sfuggita, ad esempio, questa spettacolare ricerca sulla temperatura del pianeta: http://www.albanesi.it/risposte/ris39.htm
Gianfranco di Mare
Risposta per Paola:
grazie Paola, in tempi di guerre di religione (vedi Protonutrizione...) conforta ed allieta sentire una voce discreta ma non distratta. Buona prosecuzione di lettura :-)
Gianfranco Di Mare
Che Reiner pharma sia una casa farmaceutica o una scuola di ricerca scientifica poco importa, i suoi studi non sono accessibili (avranno giustamente i loro motivi economici e non) quindi io devo necessariamente crederti sulla parola o non crederti affatto, non c'è la mezza misura: non ho possibilità di approfondire e di conseguenza decidere.
nih significa national istitutes of health (americano). Esiste un motore di ricerca libero chiamato pubmed che serve per accedere al database di medline (Medical Literature Analysis and Retrieval System Online). In pratica qualsiasi studio scientifico degno di nota e pubblicato su riviste scientifiche internazionali prestigiose finisce in quel sito, liberamente fruibile. Siccome dimostrare x e il contrario di x va di moda ed è molto facile (http://www.albanesi.it/risposte/ris39.htm, è facile rendersi conto di quanto sia importante uno strumento simile.
Il calcio nel latte non è tra i miei dubbi, ho fatto le domande che ho fatto per curiosità ma sò dove poter recuperare gli studi che confermano quello che dici, quindi su questo hai ragione.
Ho dubbi su altri concetti: da come ne parlavi in quel post credevo che era scientificamente dimostrato che nutrirsi solo con integratori di macro e micronutrienti non avrebbe portato a niente in termini nutrizionali. Se il problema di una dieta simile è psicologico, cioè che la gente impazzirebbe a lungo termine a mangiare così, allora è un altro paio di maniche, con l'aspetto nutrizionale che era quello di cui si parlava ha poco da condividere.
Quando parlavo del sistema ometostatico e degli studi a riguardo naturalmente non intendevo i libri di scuola, ma studi pubblicati da qualche parte che mettano in gioco il ruolo del sistema omeostatico nella produzione di coenzimi e altro seguendo una dieta vegetariana o una onnivora. Tutto interagisce però molte cose che sono vere sulla carta non lo sono in pratica, e per questo mi interessavano studi che mettevano in pratica quello che tu dici sulla carta. Ci sono? divevo appunto che mi sembra strano che nessuno ci abbia pensato prima, non tutti sono ricercatori improvvisati da cultura della provetta.
Ci sono dei pattern (modelli? al computer?) per poter conoscere a fondo il ruolo del sistema omeostatico senza analizzare atomo per atomo quello che entra? Ancora meglio, allora a questo punto non sarebbe difficile trovare ricerche scientifiche che dimostrino o smentiscano quello di cui stiamo parlando.. però io non ho in mano niente. Non ti credo ma nemmeno rido delle tue affermazioni, mi scuso con gli altri lettori se per decidere devo mettere tutto "a soqquadro". Spero parlerai in futuro di questi pattern, almeno capiamo come deduci che un alimento va bene e l'altro no.
Gli enzimi e coenzimi che possediamo sono migliaia, non possiamo analizzarli tutti insieme ma poco alla volta è fattibile: Che succede alla tirosinasi se assumo solo fonti proteiche vegetali? Si degrada? rinvigorisce? è come prima? bon, passiamo a un altro enzima, e così via. Non è una passeggiata ma non lo è nemmeno il progetto genoma umano, eppure è realtà.
Gianfranco: Dire la mia? Per il momento seguo l'articolato thread di commenti, incuriosita dalla quantità di domande che fa Roberto e dalle tue risposte.
Per quanto riguarda il tema dei post questi giorni...aspetto di vedere i tuoi consigli pratici...
Io vengo dalla scuola "proteine vegetali" stessa nobiltà "proteine animali", l'importante è il bilanciamento nel pasto e nel corso della giornata (colori delle verdure, ecc) varietà, cereali integrali e B12 come unica integrazione. Esercizio fisico, no a fumo, alcol.
Mi fa molto piacere e trovo molti istruttivi questo confronto e le spiagazioni e questi scambi di informazioni con te, Roberto, Marco (Ecoalfabeta) e Luigi (Protonutrizione). Mi hanno fatto scoprire un angolo di Blogosfere preparato e in grado di dialogare serenamente su temi secondo me sempre più fondamentali.
Ciao :-)
paola
Risposta per Roberto:
Cerchero di risponderti ancora, senza tediare gli altri due lettori (come sai ne ho tre, e tu sei uno di loro...), magari non interessati nel... dibattito.
Reiner Pharma non è una casa farmaceutica, è una Scuola di Formazione e di Ricerca Scientifica, che tra le sue attività ha anche collaborazioni con aziende.
Che cos'è l'NIH?
A proposito dei ricercatori, la faccenda del calcio del latte è nota da almeno trent'anni. Ma non veniva fuori perché era troppo grossa, e andava contro gli interessi di troppi. Oggi si comincia a parlarne più liberamente, ma si fa "finta di niente"...
La pillola dell'astronauta non è un concetto scientifico, è un termine che si riferisce alla convinzione che avevamo negli anni del boom della chimica (perlopiù i '60) che una somma di nutrienti sintetici o in estratto avrebbe potuto sostituire il normale cibo. Non mi stupisce che non sia un termine indirizzato in rete. Per quanto riguarda l'omeostasi, sono sicuro che troverai migliaia di pagine in Rete relative a questo termine. Ma visto che lo abbiamo studiato tutti alle scuole medie, non credo che troverai qualcosa di particolarmente nuovo o interessante: si sa da cento anni che un organismo vivente è capace di reagire alle variazioni ambientali, quindi il concetto di omeostasi è del tutto noto e privo di sorprese se non, ovviamente, nell'individuazione di nuove e più complessi algoritmi.
Infine, e per fortuna, per conoscere il corpo umano non è necessario conoscere ogni singolo atomo che entra: la clinica, l'esperienza terapeutica ci forniscono dei pattern utili a prevedere.
Gianfranco Di Mare
Quindi la tua fonte, ove non specificato, è Reiner Pharma? Però su quel sito non trovo nessuna ricerca accessibile..
Il punto non è crederti sulla parola o meno, è che certe affermazioni mi interesserebbe molto approfondirle e per questo vorrei sapere da dove provengono. Se vendono dalla casa farmaceutica per cui lavori non posso avere accesso agli studi di cui tu fornisci solo estratti "per la gente comune". Esistono studi sul database del NIH che trattano gli argomenti del tuo blog? sistema ometostatico, molecole complesse ecc? faccio fatica a credere che *tutti* gli scienziati al mondo vadano avanti a "cultura della provetta" e non provino a studiare questo fatidico sistema omeostatico, "sfornando" anche piccoli studi.
Non voglio andare per l'ennesima volta fuori discussione, ma mi viene in mente l'esempio del "mito della pillola dell'astronauta". Ho provato a cercare su internet (astronaut pill myth?) e su wikipedia ma non ho trovato riscontri di quello che hai affermato in quel post.
Non vedermi come un rompiballe, è che sono curioso (non sarò l'unico) e non riesco a fermarmi davanti alle "affermazioni in scatola", mi vien sempre da dire come i bambini "e perchè? e perchè?".
Per chiarire io non intendevo dire che le scienze mediche sono inutili, ma se parliamo di sistema omeostatico mi sembra banale affermare che si tratta qualcosa di molto complesso che non ha nulla a che fare con i farmaci, ma per avere dati completi bisogna analizzare ogni atomo che entra nel nostro corpo, per questo mi chiedevo se il gioco vale la candela, visto che è un gioco a dir poco immenso.
Risposta per Paola:
ciao Paola, e benvenuta nel topic! Vuoi dire la tua? :-)
Gianfranco Di Mare
Risposta per Roberto:
Le fonti dei miei post, quando non specificate, si riferiscono alla mia Scuola di formazione (referenziata nelle note biografiche), alla mia attività di ricercatore ed alla Clinica.
Come dicevo, non desidero affatto vendere "verità", e considero non solo del tutto fisiologico ma anche necessario che ciò che dico non sia ecumenicamente valorizzato o condiviso: ti assicuro che parlo senza sarcasmo alcuno. Ognuno dev'essere libero di scegliere, di innamorarsi di un'idea o di rigettarla!
La "cultura della provetta" è quella che studia i topolini e poi scrive libri ed apre Scuole su come allevare i bambini. O che, per capire come funzionano le cose nel corpo umano, mischia delle sostanze in provetta (in reattore), le agita e poi scrive libri. Metti del sangue in una provetta, aggiungi zucchero, e dopo dieci minuti misuri la glicemia: è aumentata. Poi fai lo stesso con una persona viva, e scopri che la glicemia magari è diminuita: allora lì ti serve indagare meglio, perché capisci che la provetta non ti serve a niente. Naturalmente al discorso della risposta insulinica ormai ci arriviamo tutti, ma pensa quanti errori sono stati fatti nei secoli prima di capire questa cosa... Bene, lo stesso discorso si può applicare praticamente a tutte le reazioni biochimiche umane.
Il termine "sistema omeostatico" si riferisce alla capacità/tendenza/possibilità per un sistema di reagire alle variazione ambientali con un'azione compensativa. Non saprei dire di che scienza parliamo, visto che si tratta di un "atteggiamento" mostrato da ogni sistema vivente. Probabilmente Biologia, quindi... È qualcosa che verifico quotidianamente su di me e sugli altri, nella pratica terapeutica o prestativa, e personalmente non l'associo ad una particolare scienza.
Non sono d'accordo, infine, che le scienze umane - soprattutto quelle mediche - siano inutili o dispersive, e trovo inadatto l'esempio delle altre civiltà che vivono senza: molte civiltà sono sopravvissute senza antibiotici o senza chirurgia, o senza oculistica: ma queste scienze hanno migliorato notevolmente la qualità della vita, l'aspettativa di vita e la felicità delle persone.
Una nota a margine: nel tuo intervento scrivi due volte "non me ne volere": io non te ne voglio! Prendi questo blog per quello che è: qualcosa di divulgativo, col quale o senza il quale la tua vita non subirà alcun cambiamento :-)
Gianfranco Di Mare
Ignoro la biochimica nutrizionale, una cosa affascinante (almeno per me) quanto "inutile"/dispersiva se non a fini didattici (tutto questo secondo me, non me ne volere): ci sono popoli vegetariani o vegani da secoli o millenni con una vita longeva (vedi china project e qualche altro) così come chi c'è chi mangia carne da sempre tutti i giorni senza ammalarsi di cancro, e c'è chi fuma da sempre ed è vivo e vegeto; tutto dipende dal nostro limite di sopportazione, più che altro dati dalla genetica, sbaglio? A questo punto il difficile (o l'impossibile?) è riuscire a trovare dei test che stabiliscano quanto possiamo sopportare senza oltrepassare il punto di non ritorno.
Oppure, usare dei supercomputer per controllare le singole reazioni di ogni singola molecola? e cosa ci vorrà, un supercomputer per ogni individuo, visto che siamo tutti differenti in qualcosa? Tutto questo migliorerà la qualità della nostra vita? Il gioco vale la candela? Scusa tutte queste domande, possono sembrare sarcastiche e provocanti ma non è mia intenzione, mi interessa solo capire.
Quando parliamo di sistema omeostatico umano, è la branchia di quale scienza? biologia molecolare? biochimica? biochimica nutrizionale? vorrei trovare maggiori informazioni in rete anche in lungua inglese sugli argomenti che tratti ma prima desidererei capire esattamente di cosa stiamo parlando.
ho già detto che sarei andato fuori discussione e me ne sono scusato anticipamente, se vuoi possiamo continuare la discussione sul post delle bufale sul latte.
"Naturalmente io parto dal presupposto di essere credibile, e comunque non intendo imporre "verità" " Voglio essere onesto perchè gli argomenti da te trattati mi interessano molto: la mancanza di fonti citate (non ho letto tutto il blog e non so se è stato sempre così) mi fa dubitare a volte di certe cose, comunque comprendo che l'obiettivo di un blog sia anche la divulgazione scientifica terra-terra. A chi vuole approfondire gli argomenti da te trattati potresti dare degi indizi in fondo ai post (magari con qualche fonte), così chi vuole può andarsi a cercare più materiale. E' solo un suggerimento, niente di più e niente di meno. Senza fonti, non me ne volere - niente di personale, posso credere fino a un certo punto.
Cos'è la cultura della provetta?
Risposta per Roberto:
in effetti esami approfonditi potrebbero dare un certo numero di indicazioni. Tuttavia devi considerare che:
1. esistono comportamenti biochimici ricorrenti e, come si dice, "non si cava sangue da una rapa": certe strutture e combinazioni molecolari non sono possibili a partire da "ogni" substrato di partenza. Il problema, quindi, è stabilire da quali alimenti si possono ottenere certi risultati.
2. La composizione del sangue non è costante, soprattutto a ridosso di un pasto (infatti "le analisi" si fanno al mattino, a digiuno). Per un monitoraggio realisticamente utile dei parametri che suggerisci sarebbero necessari prelievi continui (ad esempio ogni 15 minuti): puoi immaginarti l'allegria della... vittima!
3. alcune sostanze e strutture resistono in circolo per poco tempo. Il fatto che si presenti una variazione di un parametro tra due prelievi consecutivi implica, poi, la necessità di deteminare un modo per valutare questa variazione ed attribuirle un significato.
La tua osservazione sul latte, infine, è parzialmente vera ma forse un po' fuori contesto. Cerco di chiarire la cosa:
La Ricerca e la Clinica ben condotte possono indicare se un certo alimento esibisce o no un certo comportamento. Naturalmente io parto dal presupposto di essere credibile, e comunque non intendo imporre "verità": e dichiaro qui ufficialmente che, secondo le ricerche della mia Scuola di Formazione e del mio gruppo di Ricerca e di Clinica, il calcio del sesamo e dei cavolacei nutre bene le ossa!
Infine, come sottolineavo, il nostro problema culturale è proprio che siamo figli di una cultura della provetta, che ci dice che 2 più 2 fa quattro... invece è proprio quella non ancora ben chiarita qualità "analogica" delle sostanze naturali di cui abbiamo parlato che fa sì che il calcio del latte (che non è mai un aggregato di atomi di calcio ma una molecola complessa, e che ha sviluppato una naturale e tutta sua affinità chimica per certe reazioni piuttosto che per altre) si veicoli negli osteoblasti nel "suo" modo. Siamo perfettamente coscienti della complessità concettuale di un tale modello, che si è dimostrato quello più efficace a spiegare ciò che succede nel corpo.
E no, se prendi sesamo e latte assieme ogni molecola di calcio si veicolerà - straodinario! - secondo le proprie affinità molecolari ;-)
Gianfranco Di Mare
Riposta per Marco:
grazie per gli apprezzamenti!
Come suggerisci, le questioni che sollevi sono proprio oggetto dei prossimi post!
Per quanto riguarda la foto... era troppo bella. ;-)
Gianfranco Di Mare
Ma infatti, scusate la domanda da ignorante ma una volta accertata la giusta quantità di micro e macronutrienti (a parte che non è nemmeno stata accertata una quantità minima, l'rda viene ottenuto a tentativi) dove sta il problema, vegetariano vegano carnivoro o onnivoro che sia?
Sono gli esami del sangue quelli che ti dicono come hanno finito di aggregarsi tutte quelle molecole, mi sbaglio? E' una conclusione troppo affrettata e semplice?
Non vorrei andare off topic, comunque volevo esprimere alcuni pensieri sul sistema omeostatico:
il calcio del latte non è diverso dal calcio del sesamo, così come una lisina proveniente dalla carne non è diversa da una della soia. E' una particolare sostanza contenuta nel latte (quale?) che farà accumulare il suo amico elemento calcio sulla parte esterna dell'osso. Chi ci dice che questa sostanza non è presente anche in altri alimenti? (e se mi bevo del latte a colazione + semi di sesamo, faccio 2+2 e penso che anche il calcio del sesamo andrà ad accumularsi nelle ossa, visto che reagisce con una certa sostanza presente nel latte e chissà in cos'altro).
Illuminatemi :)
Ritengo estremamente interessanti queste considerazioni che mettono indiscussione il riduzionismo, a cui siamo spesso abituati, ovvero il considerare gli alimenti come tanti mattoncini che vanno al loro posto nell'organismo.
A questo proposito mi interesserebbe molto sapere (forse ne parlerai nei prossimi giorni) che differenza c'è tra le proteine animali e quelle vegetali (a parte il fatto noto che le proteine vegetali di una singola pianta sono per noi incomplete per cui occorre associare più vegetali insieme). Intendo dire, che differenza c'è tra le proteine di un piatto di riso e fagioli (che, se non erro, associati insieme forniscono tutti gli aminoacidi fondamentali) e un piatto di muscoli di manzo con la stessa quantità di proteine?
Grazie, e grazie anche per avere diffuso la foto delle mucche in manifestazione.
alle 15:06
Luigi Gallo
"...ok, e dove sono questi medici e nutrizionisti? gli studi su cui basano le loro affermazioni?..." (commento n.15).
Se posso rispondere intanto io, gli studi sono tanti (vedi commento 17) e citati i vari miei post. Ma come appunto dicevo e confermava l'autore del blog nel n.18, i risultati sono altalenanti e seguono l'onda del mercato.
LG