Star bene, vivere meglio. Sinergie, luoghi comuni e falsa scienza
Performance Engineer
Tanto Protonutrizione quanto W&P hanno dedicato al latte ed alle sue lobby una serie di articoli.
Questa storia rappresenta il tipico caso in cui l'intera comunità scientifica sa, ma tace.
Brutta bestia, la Scienza. Un organismo niente affatto coerente ed armonioso, in cui le tradizioni ed i baronati sono molto più forti che nella più retrograda civiltà medioevale. Laboratori che si scannano e si sabotano a vicenda, spionaggio industriale, corse arrivistiche alla pubblicazione o al Premio di turno, scenate da primedonne, tentativi sistematici di demolire la credibilità e la reputazione di chi si aventua su sentieri poco battuti... Molto poco a che vedere con la Verità e la sua ricerca. Un solo obbiettivo: l'affermazione, a qualsiasi costo, indipendentemente da dove e cosa siano la Verità ed il progresso.
Nei link suindicati troverete tutti i riferimenti ai post che Blogosfere ha dedicato all'argomento latte: fa bene a chi lo vende o a chi lo beve?
Ringraziando il Dott. Luigi Gallo di Protonutrizione per il contributo biochimico e molecolare, tiriamo dunque le fila dal punto di vista del nutrizionista. Vediamo di ricapitolare i punti principali veri della questione.
Il latte va bene per i neonati, ed è opportuno che accompagni la crescita fino a 3-4 anni.Nel soggetto svezzato, il calcio che il latte (ed i suoi derivati) fornisce non ha la capacità di nutrire propriamente la cellula ossea, creando una serie di dismetabolismi di frontiera che rendono l'osso duro e fragile anziché nutrito ed elastico. Un po' come accade ad un albero secco rispetto ad uno vigoroso e pieno di linfa. In molti casi, la rottura del collo del femore negli anziani è una causa, non una conseguenza della caduta.
Vorrei sottolineare - non solo per le mamme - che non è questione di quanto "dobbiamo crescere": non c'è alcuna qualità specifica nel latte di cui, a livello nutrizionale, un individuo sano e svezzato sentirà la mancanza se la sua alimentazione è equilibrata ed appetitosa. Non è vero che il latte fornisce - come la pubblicità in malafede tende a far credere - elementi nutrizionali insostituibili o "essenziali" (nel senso di esclusivi).
Naturalmente, occhio a fare le cose con buon senso: non si può togliere il latte di colpo a chi lo beve tre volte al giorno da anni!
Due note tecniche:
Non è corretto pensare che il latte faccia male per semplice assunzione: non è un veleno. Anzi, consiglio a chi non sia intollerante di berlo almeno una volta al mese, per non perdere gli enzimi digestivi specifici. Non fidatevi soltanto delle vostre sensazioni: mangiare e bere solo quello di cui si sente la necessità ci porta spesso a sbagliare. Le sensazioni, purtroppo, non sono uno strumento di misura, ma solo uno strumento del nostro desiderio.
Image courtesy ilvecchiotarlo.it
"come si può notare leggendo il testo, questo post non riguarda le intolleranze. Per quanto attiene la fissazione del calcio negli osteoblasti, non c'è differenza sostanziale tra latte cotto e crudo."
Sarebbe così gentile da darmi le fonti scientifiche delle sue affermazioni?Sa com'è da buon scienziato non prendo mai per vero affermazioni date a scatola chiusa. Siccome le affermazioni sono sue, lei ha posto ipotesi e tesi, ora io voglio gli strumenti per confermarla e chiederle rispettosamente scusa in caso di mio errore.
"Non mi stancherò mai, poi, di mettere in guardia i lettori da troppo facili confronti antropologici tra culture e civiltà differenti. È un errore logico molto pericoloso trarre conclusioni prendendo a spunto esperienze verificate su gruppi etnici diversi, perché la maggior parte delle risposte-filtro metaboliche sono culturali e strutturate dalla genetica, dall'ambiente e dall'uso."
Anche qui concordo, il problema è che un certo Weston Price, ha girato tutto il mondo prima di trarre le mie semplicistiche conclusioni...Ora almeno che un popolo non si sia fatto beffe di Price e si è camuffato per fargli credere che diverse popolazioni allo stato selvatico tollerano il latte crudo e non il cotto, vuol dire che il genoma umano indipendentemente dalle razze non prende bene il latte cotto. Dato che i consumatori di latte crudo non avevano dismetabolismi, anzi quelli che c'è l'hanno guariscono con quello crudo.
Inoltre voglio ricordarle che il link parla di italiani intolleranti che bevono amalapena il latte pastorizzato e dopo devono corrre subito al bagno, tollerano perfettamente quello crudo. Mo almeno che gli eschimesi non si mettono a bere latte crudo e stanno male, voglio ricordare che stiamo parlando dello stesso popolo.
PIn ultimo lei cita Gallo, sono stato adiscutere là delle affermazioni in merito al latte, poverino si è distratto spesso dimeticandosi che quello che diceva in merito al terribile latte valeva solo per il cotto.
Abbiamo discusso a lungo della questione su questo link:
http://protonutrizione.blogosfere.it/2007/05/il-latte-fa-bene-a-chi-lo-usa-o-a-chi-lo-vende.htmlRisposta per Salvio:
come si può notare leggendo il testo, questo post non riguarda le intolleranze. Per quanto attiene la fissazione del calcio negli osteoblasti, non c'è differenza sostanziale tra latte cotto e crudo.
Non mi stancherò mai, poi, di mettere in guardia i lettori da troppo facili confronti antropologici tra culture e civiltà differenti. È un errore logico molto pericoloso trarre conclusioni prendendo a spunto esperienze verificate su gruppi etnici diversi, perché la maggior parte delle risposte-filtro metaboliche sono culturali e strutturate dalla genetica, dall'ambiente e dall'uso.
Se noi italiani adottassimo una dieta esquimese andremmo incontro a dismetabolismi del tutto diversi da quelli dell'etnia locale.
Gianfranco Di Mare
Non concordo affatto sul fatto di non distinguere le categorie di latte crudo e cotto. E di non considerare i latti fermentati.
Il crudo addirittura è consumato in molte tribì primitive, che vantanoottima salute, inoltre lo yogurt prese piede, proprio perchè ci si stupiva della longevità delle popolazioni che lo consumavano.
Tra l'altro le suggerisco di leggere questo, per avere vaga idea della differenza tra il latte crudo e cotto, prima di effettuare asserzioni che si possono facilmente dimostrare senza fondamento:
http://it.pietrosperoni.it/2006/01/17/arriva-il-latte-crudo-perche-e-importante/
Come vede anche chi è intollerante al latte pastorizzato riesce pian piano a bere quello cotto, senza che esso gli procuri dismetabolismi, anzi forse aiuta a superarli.
Può chiedere a Luigi Gallo, gli spieghi però che gli enzimi il latte già c'è li ha, sono le nostre inutili pratiche di sterilizzazione ad eliminarli, quindi non c'è bisogno di nessuna supplementazione enzimatica, se a un qualsiasi cibo, si lasciano gli enzimi endogeni che la natura ha deciso. Stessa cosa vale per i fermenti lattici.
I miei saluti...
alle 21:42
Gianfranco Di Mare
Risposta per Salvio:
circa le fonti dei contenuti di questo blog, il lettore ha già avuto risposta altrove. Sarebbe utile che evitasse di porre ripetutamente le stesse domande in più post.
Per quanto riguarda il dott. Price, come ripeto i suoi campi di ricerca si estendevano altrove, e non riguardavano le modalità di fissazione del calcio negli osteoblasti.
Per quanto riguarda altri collaboratori di Blogosfere, in questo blog è assolutamente vietato mancare loro di rispetto. Sono stato a visitare il post di Protonutrizione linkato dal lettore ed ho avuto modo di constatare che i suoi modi sono generalmente poco tollerati, forse similmente al latte cotto. Qualificazioni del genere "poverino" non sono adatte né al luogo né alle persone di cui stiamo parlando.
Quindi teniamo bassi i toni, ed alta la cortesia. Altrimenti qui ha chiuso.
Gianfranco Di Mare