Curare l'artrosi alle mani è possibile: Il Prof. Marco Lanzetta ci spiega come

Curare l'artrosi alle mani è possibile con le nuove terapie, come ci spiega il Prof. Marco Lanzetta Direttore dell'Istituto Italiano di Chirurgia della mano di Monza

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L'artrosi alle mani è una patologia osteoarticolare molto diffusa soprattutto dopo i 50 anni tra le donne in particolare.

Il Prof. Marco Lanzetta, Direttore dell'Istituto Italiano di Chirurgia della mano di Monza ci dice che  in Italia più di 4 milioni di persone ne soffrono, in vario grado, da una forma più iniziale ad una più importante e invalidante.


Il Prof. Lanzetta ci dà importanti indicazioni su questo tipo di malattia e sul suo esordio. Un ruolo importante gioca la familiarità, infatti la malattia si tramanda da madre in figlia con molta facilità. A tal proposito il Professore consiglia, qualora in famiglia ci sia una tendenza evidente alla deformità delle dita di rivolgersi ad un chirurgo della mano soprattutto se compaiono delle nodosità articolari (noduli di Heberden), dolori durante le funzioni manuali o gonfiori alle dita al risveglio. 


Il chirurgo della mano potrà valutare il grado di artrosi, oltre che con l'esame clinico, anche con una semplice radiografia.


Il Prof. Lanzetta ci parla di una forma particolare di artrosi detta rizoartrosi che colpisce il pollice impedendo i normali movimenti di torsione come aprire una bottiglia e strizzare uno straccio.


Spesso ci viene detto, a volte anche dal medico generico, in presenza di artrosi di imparare a conviverci, che non si può far niente a parte lenire il dolore con farmaci antinfiammatori. In realtà, come ci spiega il Prof. Lanzetta, l'artrosi si può e si deve curare.


Addirittura una diversa alimentazione ed una dieta personalizzata unite ad una opportuna fisioterapia possono far molto negli stadi iniziali della malattia, si può in tal modo anche rallentare la degenerazione delle cartilagini.


Presso l'Istituto di Chirurgia della Mano di Monza spesso vengono associate terapie naturali ad integratori specifici. In stadi più avanzati si ricorre a laserterapia basata su un farmacogel o a procedure mininvasive utilizzando le cellule staminali prelevate dallo stesso paziente;


Negli stadi della malattia più gravi, quando le cartilagini sono distrutte, viene adoperata la chirurgia in anestesia locale e in day-hospital


La chirurgia, studiata per ogni paziente,  porta a risultati ottimi e soprattutto duraturi, cioè non si assiste poi a recidive della malattia. In conclusione, ad ogni grado di malattia corrisponde un terapia specifica, ed ogni paziente può certamente ottenere degli ottimi risultati.


Abbiamo posto alcune domande di approfondimento al Prof. Lanzetta su questo argomento. Non perdete il prossimo post!

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